"La grande notte disordinata e tiepida
che ci assale va ricevuta con un canto che tenga molto della sua essenza" (A.Mutis)
L
"Platone è mio amico, ma la verità è ancora più mia amica"
Aristotele
Sono venuto a conoscenza, spulciando qua e là in rete, che dell'edizione Aldina dell'opera platonica - datata 1513 - è andato perduto un testo di cui non ci rimangono che pochi frammenti. Ne riporto, di seguito, qualche stralcio da me ritradotto, nella speranza di fare cosa gradita a molti.
- Non credi, o Cefalo, che due punti separati, se colti una volta sotto lo stesso sguardo, non formino una retta? E che cos'è una retta se non la distanza di due punti? (...)
- Dici bene Socrate.
- E non credi che se il punto sia davvero uno, allora, a suo modo, anche la retta, come ente formato da tanti punti, sia una?
- Lo credo.
- E non credi, però, che, proprio perché formata da tutti questi punti, questa retta sia anche molti?
- Certo.
- E come ammetteremo, allora, la possibilità che il punto sia nella retta se quest'ultima e il punto non sono omologhi? (...)
- Se l'essere e l'uno sono dunque diversi, come vuole Parmenide, come potremo dire che l'uno è, ossia che è il punto? E come potremo anche dire che è la retta una, se uno non è? (...)
- (...) L'essere è allora la distanza dell'uno dal numero. Che possibilità hai di dire il numero se non dici l'essere, e prima di esso l'uno?
- Nessuna.
- E che cos'è ancora la distanza, se non il supplizio di un amante in pena? E che cos'è la distanza se non il desiderio di un ricongiungimento? L'uno è infatti l'amore del numero (...)
- (...) La retta non è altro che il punto. E' uno lo sguardo che coglie la retta, ma due quello che coglie l'uno, e unico è il soffio dell'amore.
XLIX
(11) ...che poi forse teoricamente mio padre c'ha pure ragione quando dice che le donne si prendono più di quello che tu dài loro, e c'ha pure più ragione quando dice che se dài loro tutto a te dopo non rimane niente. Ma io mi dico che il nulla bisogna rischiarlo per tornarsene a casa con qualcosa nella valigia...
(12) Ci sono due versi di Ossi di seppia cui sono molto affezionato: il nostro mondo/ si regge appena. Ecco, non voglio dire niente di più che può crollare tutto da un momento all'altro. Una sola parola e il mondo può andare distrutto.
(13) C'è qualcosa di sublime nell'arrendersi ad una volontà superiore.
(14) L'Assoluto di Hegel va sempre all'indietro sfuggendogli - all'indietro. E perché? Perché il movimento dell'assoluto per lo spirito è già in-e-per sé stesso, è già avvenuto; perciò lo spirito come assoluto è già sempre presso noi. Non resta, in fin dei conti, che mostrarlo riappropriandosi di un cammino perduto eppure già compiuto - la Fenomenologia del 1807. Il segretto dell'Assoluto è la decisione-indecisione dell'inizio, o comunque, che è lo stesso, lo scarto di ogni differenza (nota a margine di un passo da M.HEIDEGGER, Il concetto hegeliano di esperienza in Holzwege: "Solo l'Assoluto è vero. Solo il Vero è assoluto (...) Queste proposizioni sono infondate, ma non arbitrarie nel senso di affermazioni gratuite. Queste proposizioni sono infondabili. Hanno posto ciò che, unicamente, è fondante. In esse parla la volontà dell'Assoluto, il quale in sé e per sé vuole già essere presso di noi")