"La grande notte disordinata e tiepida che ci assale va ricevuta con un canto che tenga molto della sua essenza" (A.Mutis)
domenica, 16 marzo 2008
LII

(19) La vita è una questione di fragili equilibri. Basta un insetto insignificante per far impallidire Newton. E basta non fare la solita strada per tornare a casa per mettere tutto in discussione.
Comincia tutto con un pensiero piuttosto vago: ti accorgi che nell'ultimo mese hai fatto nemmeno la metà di quanto avresti dovuto, che hai continuato ad alzarti alle tre del pomeriggio, che butti via il tuo tempo scrivendo poesie che mai nessuno pubblicherà, che sei divorato dai sensi di colpa per cose che non hai fatto, che in fondo fino all'anno scorso eri nient'altro che un ragazzino, che a ventitre anni sarebbe pure giunto il momento di fare sul serio almeno una cosa nella vita. E allora ti viene voglia di mollare tutto e cominciare da capo, perché in fondo sei ancora giovane e se tutto va bene avrai tempo per dimenticare.
Così oggi ti trovi in dei vestiti che ti stanno stretti, guidi una macchina che non hai chiesto, hai fatto qualche cazzata di troppo, ti domandi perché hai smesso di bere ma continui a fumare, perché quando sei scazzato non rispondi al telefono, perché lei è voluta partire lo stesso.
Dalla tua autoradio esce fuori un vecchio De André che ti ricorda di quelle volte al mare in cui non avevi ancora vent'anni e giravi con quella stessa canzone e qualche ragazza fino alle otto del mattino, fino a che non eravate troppo stanchi di non avere niente da fare. Ma ora sì che ti trovi stanco, e lo deduci dal fatto che alla chitarra sono giorni che fai le solite due deprimenti canzoni.
E così ora sei a casa e prendi del bicarbonato perché stai digerendo male. E non fai altro che ripeterti che la vita è una questione di fragili equilibri. E che le cose cambiano troppo in fretta malgrado la tua volontà. E che forse, un giorno, verrà pure un Dio con cui fare i conti.
Scritto da: 5555555555 alle ore 06:42 | link | commenti (5) | categoria: riflessioni, racconti, diario, frammenti, esercizi di stile, prosa, quaderno
domenica, 09 marzo 2008
LI

(15) Appena arrivato. Vorrei mettermi a letto ma non mi è rimasta abbastanza forza per sdraiarmi. Penso allora che dovrei imparare a scrivere canzoni e che se riuscissi a buttar giù una cosa tipo Atlantide di De Gregori avrei risolto i miei problemi. Penso anche che non ci vediamo da due settimane e mi sembrano già vent'anni. E penso che in vent'anni si cambia tanto da non riconoscersi più.
    A volte credo che vorrei solo riuscire a chiudere gli occhi e mandare affanculo il mondo una volta per tutte.

(16) Fu Platone il primo a capire che per meglio vedere le cose ci fosse bisogno di uno sguardo da lontano. L'istituzione di questa distanza tra gli occhi e la cosa - l'ente - è il vero cominciamento della filosofia. Tutto questo per dire che la passione filosofica, l'eros, è tanto più forte quanto più il suo oggetto è distante ed irraggiungibile.

(17) La propria sofferenza è sempre eccezionale.

(18) Resto sveglio di notte solo per guardare la notte passare.
Scritto da: 5555555555 alle ore 04:32 | link | commenti (4) | categoria: riflessioni, diario, frammenti, filosofia, esercizi di stile, prosa, quaderno
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"Era la mia integrità che mi importava. È così egoistico? è a buon mercato, però è tutto ciò che ci resta. È l'ultimo centimetro di noi che ci resta... ma in quel centimetro siamo liberi. Morirò qui. Ogni centimetro di me perirà... tranne uno. Un centimetro. È piccolo, è fragile ed è l'unica cosa al mondo che vale la pena d'avere. Non dobbiamo perderlo, o venderlo, o cederlo. Non dobbiamo permettere loro di portarcelo via" (Valerie)

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