"La grande notte disordinata e tiepida che ci assale va ricevuta con un canto che tenga molto della sua essenza" (A.Mutis)
sabato, 15 settembre 2007
XX

Le regole dell'attrazione

È ora e lei è pronta. La festa decolla e lei è così meticolosamente bella che cerca di evitare il salone perché pensa che incontrarti adesso sarebbe un problema, o che potrebbe esserlo per te. Ecco perché sta bene attenta nel dispensare i suoi sguardi. Beve del vino in una terra desolata mentre alcune ragazze, prigioniere della musica battente, ballano le canzoni che le piacciono. È colpita dal fatto che tutti parlano fra di loro. È giusto? È così buio e il volume è così alto che le sembra di stare sott'acqua con gli occhi chiusi; riesce a malapena a scorgere il flash della macchina fotografica digitale, il camino, qualche bicchiere, un corpo macilento di ragazzo seduto male che si passa le mani tra i capelli, e altre immagini che fanno l'ombra al soffitto. Dappertutto sembra esserci gente con un sorriso di circostanza, ma in tutto ciò non vi trova niente di strano, e lei passa loro accanto, attraverso i loro denti, fino ad un punto in cui la vista di una ragazza così grassa costringe la sua bocca ad un ghigno, e ancora non ti ha incontrato. E ora comincia a cercarti: agli ingressi, ai bagni, nelle camere al piano di sopra; vagando, giunge persino in cucina, ma non ti incontra finché non è di nuovo sotto il lampadario del salone, ora acceso. Qualcuno ha chiesto di cambiare canzone, qualcun altro di abbassare il volume. Come ha voluto il destino, te ne stai sull'uscio a fumare un'altra sigaretta, tranquillo all'apparenza, mentre parli con un'altra ragazza che lei ha riconosciuto, ma non pensa che ti piaccia; la musica, sempre troppo forte, non le fa sentire niente, tranne che tu sarai suo. Lei fa qualche passo indietro fino a ritrovarsi sotto una delle due casse più grandi; il bicchiere non è ancora vuoto e le piace il modo in cui inclini la testa e muovi le spalle quando ridi. La canzone finisce, un'altra le si sovrappone, tutto è senza senso. Ti segue fuori dalla stanza, tu ti giri verso la ragazza e la prendi per un braccio e le luci illuminano per un attimo la tua polo e lei ti segue e dice... – Ciao – ... e mai un singolo istante ha potuto ferirla di più, colpirla così duramente, perché i tuoi passi rimbombano e tu non puoi sentire, non te ne rendi conto, e invece stai accompagnando un'altra alla macchina. Lei ha sorriso lo stesso: era comunque riuscita a vederti. Però se ne stava in quell'angolo, in piedi su quel tappeto rosso, la stanza era ritornata quella gran massa nera in movimento con le canzoni, mentre il suo amore restava raccolto nei suoi occhi, silenzioso, non dichiarato, ed era giunta l'ora di prendere una decisione. Cosa può fare? Può venire da te e dirti tutto senza che tu debba pensare che sia pazza? È andato tutto così in fretta...No. Forse è finita. O forse no. E lei non starà con te. Ma al di là di tutto ci sono ancora le tue mani, anche se è troppo tardi. Inconfondibile, anche la tua eco sembra svanire. Resta in quell' angolo, lei, aspetta, ascolta ora delle note che non le dicono niente, non l'aiutano nemmeno a capire, solo le lascia suonare, un ritmo chiuso che la tiene in trappola, che le ha immobilizzato le caviglie, e all'uscita un tipo del terzo anno che sta a Lettere le mostra orgoglioso il culo peloso, lei comincia a fissarlo e pensa che sia veramente finita. Che sia arrivata l'ora. Un altro tizio ubriaco le ride in faccia. Va via, non ha ancora capito chi le darà un passaggio per tornare a casa. Nessun altro messaggio. Ultima chiamata.


L. Una stella di plastica. Sto fissando una stella di plastica sopra la testa di S. Siamo da F e G, due lesbiche del seminario di poesia. G mi ha detto, qualche sera fa, che prende la pillola perché «non si sa mai». Insomma, non disdegna niente. F, d'altro canto, quando G fa tardi l'aspetta sveglia perché forse sospetta qualcosa, ha paura che G la lasci, che per G andare a letto con un'altra donna sia soltanto un capriccio. Cosa vuoi dirle? Beh, è normale che uno si chieda cosa succederà. Cosa succederà il prossimo semestre? E poi guardo S, che manda giù Jack Daniel's come acqua, e nel frattempo rolla una canna. È piuttosto bravo, e la cosa mi fa diminuire la voglia di scoparlo, ma chi se ne importa. D ha risposto al telefono, giusto? ed è venerdì, e se non era lui sarebbe stato quel francese. S ha delle bellissime mani: grandi, con le dita affusolate, sempre ben pulite, e beve in modo così accattivante, e d'un tratto voglio che mi prenda il culo. Non so perché lo penso, ma è così. È davvero bello: ha gli occhi verdi, verde scuro, con qualche sfumatura grigio-azzurra, è molto alto, con le spalle larghe, e ha una bocca cui non puoi resistere. È di gran lunga il più bello, ma questo non basta. Però di sicuro è un gran progresso rispetto all'attore caffeinomane che ho incontrato da R e che mi ha detto che sarei diventata la nuova Carla Bruni. Quando ho precisato che ero una poetessa, lui ha ribattuto che voleva dire Alda Merini.

Allora, c'è qualcuno che ci aiuta a far saltare in aria questa cazzo di università? – domanda G. G è fuori corso da due anni e, ormai, non riesce a studiare per più di due ore filate al giorno. Sta pure lavorando da McDonald's e il lavoro la rende livida (anche se mi ha confidato di scopare regolarmente con uno che lavora lì). – F è devastata – mi dice.

F annuisce e appoggia la testa sul libro che stava leggendo.

C-A-Z-Z-A-T-E – scandisco, sospirando. Guardo la foto della mamma di F attaccata al muro e ridacchio.

S ride e alza lo sguardo a cercare il mio, come per approvare e farmi capire di essere stata brillante e siccome ride, rido anch'io.

A T piace molto – dice.

Uccidiamolo e diremo che è artistico – dice F.

Com'è che F conosce T, mi chiedo. T se la fa con le lesbiche? Sono ubriaca.

Mentre mi guardo le unghie mi rendo conto che sono così persa da non riuscire ad alzarmi. A F dico soltanto: – Non deprimerti.

La depressione si addice alla gente – dice F.

No, non posso discutere così; allora accendiamo la prima canna. Mi piacerebbe che avessimo già fatto del sesso così tutto sarebbe finito e potrei andarmene a collassare a casa mia.

Questo posto è cambiato davvero –. Sono d'accordo con chiunque l'abbia detto.

Gli anni Settanta non sono mai finiti –. S il Filosofo. Che stupidaggine. Del tutto fuori luogo. Mi sorride e pensa che sia una cosa profonda. Mi sento male. Qualcuno ha messo della musica.

Mi chiedo chi riesca a completare in tempo questa cazzo di università – riflette F, ballando vicino alla mia faccia, guardandomi con occhi sognanti. Voglio andare a letto con un'altra ragazza? No. Non più questo semestre.

Non ti preoccupare, tesoro – dice G – è innocua –. F si siede e sospira e riprende a sfogliare il suo libro. Vattene se non ti piace, sto pensando. Da V. Vattene da lui, sto pensando.

Ma avete saputo che l'hanno prosciolto? Ma vi rendete conto a che punto siamo arrivati in questo paese di merda? Questo paese è solo merda – dunque S ha una coscienza politica. Che se la fumi pure col chilum. Lo tiene come V. Lo osservo, nauseata, ma c'è troppo fumo e lui non se ne accorge. – Dicono che prima o poi finiranno i lavori per la metro – aggiunge.

Perché? – sorpresa, gli chiedo.

Perché i soldi finiscono sempre – suggerisce F.

Che soldi? sto pensando. Chi ha detto cosa? Sono stata tagliata fuori? Mi sono persa qualcosa?

L'erba è di prima qualità ma per rimanere sveglia mi accendo un'altra sigaretta. Qualcuno dal piano di sotto grida : – È fallico! – e ci guardiamo tutti, strafatti, stonati e mi ricordo, senza motivo, di aver visto D alla festa che stava sulla soglia di una porta, con C che cercava di rincuorarla, e C mi guardava sottecchi mentre me ne andavo via con S.

E ora l'inevitabile.

Siamo nella sua stanza e mi sta suonando una canzone. Ha preso la chitarra e ha attaccato Hotel Supramonte. Io comincio a piangere solo perché non posso fare a meno di pensare a V, e lui si ferma alla seconda strofa, mi bacia e finiamo a letto. E sto pensando che se me ne andassi sarebbe tutto più facile. E se tornando a casa trovassi un messaggio di V? Se ci fosse una sua mail? Non importa con quali parole. Mi basterebbe anche solo un biglietto, una V e basta. Solo un segno e affanculo il resto. Sarei al settimo cielo per una settimana. Gli metto il preservativo dopo averglielo leccato un po' per non farmi fregare dalla sbronza.

S mi scopa. Niente male. È finita. Un lungo respiro. E mi giro dall'altra parte.


S. Ci siamo avviati verso casa mia (mi seguiva sapendo che sarebbe successo, troppo ansiosa per parlare), attraversando le strade che ancora continuavano a parlare della gente, e poi, salendo, i rumori si sono persi nella tromba delle scale. Ero talmente eccitato che non riuscivo a smettere di agitarmi e non ero nemmeno in grado di girare la chiave nella toppa. Sì è seduta sul letto e si è appoggiata al muro, chiudendo gli occhi. Ho preso la chitarra e le ho suonato una canzone che avevo scritto io e poi Hotel Supramonte, suonandola piano e cantando dolcemente le parole, e lei si è commossa e quando ha incominciato a singhiozzare mi sono fermato, mi sono avvicinato a lei e ho appoggiato la mia fronte alla sua, accarezzandole il collo, ma lei non riusciva a guardarmi; forse per tutta l'erba che si era fumata o per tutte quelle schifezze che si era trangugiata, o forse perché si era innamorata di me. Quando le ho tirato su il viso, aveva quello sguardo, e ho dovuto baciarla rapidamente sulle labbra e mi è venuto duro tutto d'un colpo quando ha ricambiato il mio bacio e una sua lacrima è scesa sulla mia guancia. Ho lasciato la chitarra per terra e l'ho spogliata e mi sono spogliato anch'io.

Aveva il corpo di una ragazza più giovane. I seni pieni, i capezzoli non ancora duri. L'ho aiutata a togliere le mutandine. Intanto l'eccitazione mi era passata...

ora era teso, l'aveva abbracciata più forte che poteva e ne stava respirando il profumo. E questo era ancora meglio del sesso strettamente inteso, ma non l'avrebbe mai ammesso. Mancava qualcosa. Ma cosa? Confuso, se l'è scopata e prima di venire ha pensato che la notte stava per finire. Per l'ultima volta.


Ci sono delle cose che qualcuno ha detto per sempre e la letteratura non fa altro che ripeterle all'infinito.

Scritto da: 5555555555 alle ore 19:11 | link | commenti (9) | categoria: racconti, esercizi di stile, prosa, sovrapposizioni

Commenti
#1   18 Settembre 2007 - 09:41
 
Ho sempre preferito i "lui" e "lei" rispetto alle caotiche iniziali.
(come vedi sono capace di critiche d'altissimo, quasi pseudointellettualmente irraggiungibile, livello)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente bellallegria

#2   18 Settembre 2007 - 11:51
 
V - C - S - D - M - F - G ... @_@
se non fosse per questo, mi piacerebbe.

(e il tag "sovrapposizioni" ci sta dannatamente bene)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente occhidaorientale

#3   18 Settembre 2007 - 13:46
 
Provo a dare una risposta cumulativa. L'idea di riscrivere il pezzo di un romanzo (che Ellis mi perdoni) nasce dalla convinzione che gran parte dell'invenzione letteraria è frutto di "sovrapposizioni", cioè deriva da un'opera di incisione su una base preregistrata. Non a caso, Fitzgerald, faceva notare che abbiamo la tendenza a scrivere come gli autori la cui lettura è più recente. Ora, tutto sta nel far sì che un processo del genere, invero inevitabile, non diventi corrosivo per le proprie capacità: e cioè bisogna far in modo di non diventar prigionieri di un "altro". In questo senso, questo tipo di "riscrittura" può considerarsi un "esercizio di stile": una sorta di catarsi, se vogliamo. Per quanto riguarda le iniziali che non sembrano gradite, posso dire che volevano rispecchiare la perdita di una certa quantità di tessuto avvenuta nel "passaggio" tra l'originale e la mia rivisitazione (così come sono andati perduti o trasformati altri pezzi).

p.s. Chiedo scusa qualora non fossi stato chiaro...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente 5555555555

#4   19 Settembre 2007 - 01:09
 
il discorso sulle sovrapposizioni è molto interessante, oltreché abbastanza comprensibile.
Le iniziali rimangono ingiustificate, per me.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente bellallegria

#5   19 Settembre 2007 - 01:13
 
@bellallegria: capisco. Ci rifletterò su.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente 5555555555

#6   19 Settembre 2007 - 18:25
 
Ti dirò.
E' uno dei testi di Ellis che ancora mi mancano, ahimé.
L'idea mi piace, per due motivi. Il proprium della letteratura non è necessariamente l'idea, ma più lo sviluppo, che sennò già da Euripide tutto sarebbe stato detto.
In più, se è vero il discorso di Fitzgerald, dovrò leggere Bufalino ogni dì, e iniziar da subito.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Todomodo

#7   19 Settembre 2007 - 20:50
 
@todomodo: concordo quando dici che il proprium della letteratura è lo sviluppo e non necessariamente l'idea (se fosse così, ovviamente, avremmo già detto tutto). E credo che il discorso del buon Fitzgerald sia giusto...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente 5555555555

#8   27 Settembre 2007 - 18:03
 
io so solo che a me che con la scrittura ci lavoro, piace più leggere che scrivere...e comunque leggo troppo poco!! :-( però ciao! :-)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente RUNNINGSTILL

#9   28 Settembre 2007 - 02:26
 
@runningstill: davvero lavori con la scrittura? e sì, anche io trovo più gratificante la lettura...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente 5555555555

Commenti
Chi Sono
Utente: 5555555555
"Era la mia integrità che mi importava. È così egoistico? è a buon mercato, però è tutto ciò che ci resta. È l'ultimo centimetro di noi che ci resta... ma in quel centimetro siamo liberi. Morirò qui. Ogni centimetro di me perirà... tranne uno. Un centimetro. È piccolo, è fragile ed è l'unica cosa al mondo che vale la pena d'avere. Non dobbiamo perderlo, o venderlo, o cederlo. Non dobbiamo permettere loro di portarcelo via" (Valerie)

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Odi et Amo
Odio
I blog con odi et amo
Le solite cose
svegliarmi presto

Amo
I blog senza odi et amo
Ciò che è diverso
svegliarmi tardi
Shinystat
Foto Recenti
Che cos'è la filosofia Che cos'è la filosofia
Vedi altri media
Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Siamo in
*loading* visite
Testo scorrevole
"Nei prodotti psicotici è spesso presente una ricchezza di significato che altrove si incontra soltanto nel genio" (Carl Gustav Jung)
Crediti


Heracleum blog & web tools