"La grande notte disordinata e tiepida
che ci assale va ricevuta con un canto che tenga molto della sua essenza" (A.Mutis)
XXIII
Ora chiedo alla Poesia la parola libera della mia voce
Se esiste se vera
se può costruire un verso epico
o grattacieli o sonagli o acanti o campi
Campi coltivati verderame treno di spighe biciclette siringhe pestate palazzo fascista vacanze estive, verdi vacanze estive di ferro fili elettrici b&b sigari all'anice pioggia battente sigarette in macchina perché alzano le gambe al cielo? Mangio terra sapore bagnato di punte alluci ritmati si contorcono sulla panchina il mio futuro sgocciola nel canale
Strada sterrata pneumatici ciottolosi cuore a salti ho un'amica che ride con me ho un'amica che ride come me un'amica a cui lo metterei nel culo così libero la mia poesia da ogni timore
Così la mia poesia sarà l'amore eterno di cui non sono capace un lungo prendere fiato dopo l'amplesso il singhiozzo della mia solitudine il singhiozzo contro la mia solitudine il singhiozzo che diviene parola la parola che diviene bocca la bocca che diviene ossigeno
Così la mia poesia sarà il mio ossigeno gas vitale dei miei giorni giorni incerti di tutte le stagioni dileguano in unico Uccello ma sarà un giorno in cui pioverà Sole un rumore improvviso e il tempo finirà
Così la mia poesia sarà una panchina.