"La grande notte disordinata e tiepida che ci assale va ricevuta con un canto che tenga molto della sua essenza" (A.Mutis)
venerdì, 02 novembre 2007
XXX

De origine et natura affectuum
(Origine e natura degli affetti)

“Il comportamento umano, determinato nel suo principio
e quasi in ogni sua azione, non ama le deviazioni, e quelle poche
che gli toccano evita di seguirle fino in fondo”.

MICHEL HOUELLEBECQ

“Il mio ideale è una certa freddezza. Un tempio che
faccia da sfondo alle passioni senza interloquire”.

LUDWIG WITTGENSTEIN

“Prima c'è l'amore, poi c'è il disincanto, e poi
c'è il resto della vita”.

DOUGLAS COUPLAND

“Il Parmenide di Platone si conclude con la grande metafora dell'esercizio dialettico: ogni cosa può essere detta di tutto per il semplice fatto di aver posto delle ipotesi e di averne ricavato le giuste conseguenze. Per altro, il dire questo tutto rimane ancorato alle possibilità che abbiamo di dire 'questo tutto è'; ovvero, è il dire che si fa del pensare che esaurisce l'àmbito dell'essere e della sua verità. Al di fuori di ciò, nulla propriamente è, e nemmeno non è. E nulla può essere detto vero o falso”.
Ripongo il libro, con devozione, sul comodino accanto al letto. La luce della lampada ancora flette i suoi raggi posticci sugli altri volumi impilati sulla scrivania e illumina lo spazio vuoto di pagine mai aperte. Immagino che qualcuna di esse potrebbe cambiarmi la vita; immagino anche che leggendole tutte cambierei idea. Ma non è questo il punto.
Trovo gusto, nell'addormentarmi, a elaborare teorie sul comportamento umano. Mi chiedo perché cerchiamo una persona piuttosto che non cercarla, perché le diciamo di sì anziché no, perché, insomma, facciamo una cosa piuttosto che il suo contrario. Per fare ciò, mi propongo di guardare le cose con un certo distacco. Ma – mi chiedo – astraendo dal contenuto determinato delle nostre azioni, possiamo davvero risalire ad una dinamica generale del comportamento umano? E se esiste una tale dinamica, essa non andrebbe di certo riferita ad un uomo in generale? Eppure ad un qualunque intelletto sano risulterebbe evidente che esistono solo molti uomini e nessun uomo in generale. Ma se esistono molti uomini essi dovranno anche essere tanti uno per essere molti; ma pur sempre, presi per se stessi, saranno uno. Ogni uomo, dunque, esiste singolarmente. Ma quello che mi propongo è trovare una strategia generale d'azione. Come conciliare un'esistenza singolare con una dinamica generale che esprima la totalità di queste esistenze singolari?
Mi metto sull'altro fianco. C'è un libro sul letto. Lo apro: “His sine dubio mirum videbitur, quod hominum vitia et ineptias more geometrico tractare aggrediar, et certa ratione demonstrare velim ea, quae rationi repugnare, quaeque vana, absurda et horrenda esse clamitant. Sed mea haec est ratio. Nihil in natura fit, quod ipsius vitio possit tribui; est namque natura semper eadem et ubique una, eademque eius virtus, et agendi potentia, hoc est, naturae leges et regulae, secundum quas omnia fiunt et ex unis formis in alias mutantur, sunt ubique et semper eaedem, atque adeo una eademque etiam debet esse ratio rerum qualiumcumque naturam intelligendi, nempe per leges et regulas naturae universales”.

*****

Come ogni sera, il giovane Giorgio si addormentò di quel sonno profondo che dorme il pensiero dopo aver a lungo faticato per trovare la sua via. Avrebbe voluto indugiare ancora nelle sue riflessioni, ma il peso di una rivelazione improvvisa gli annebbiò la vista. Fu, per circa cinque secondi, tutt'uno con la sua stanza.
Un giorno, nemmeno poi troppo lontano – e chissà perché poi era così certo di questo – , qualcun altro avrebbe sfiorato il contorno di quel viso che al momento gli sembrava così familiare, quasi come lo conoscesse da una vita precedente; qualcun altro avrebbe preso quelle mani, magari con una dolcezza maggiore di quella di cui lui era capace; qualcun altro avrebbe atteso il suo sguardo dall'altra parte del portone, con più amore di quanto lui poteva; qualcun altro l'avrebbe riaccompagnata in macchina dopo una festa, con una macchina migliore della sua; qualcun altro avrebbe dormito con lei, più delle notti che lui aveva potuto contare; qualcun altro avrebbe risolto i suoi timori, e lei gli avrebbe sorriso come con lui non aveva mai fatto; qualcun altro le avrebbe regalato i libri che lei non era riuscita a leggere e che lui non conosceva; qualcun altro le avrebbe promesso un ricordo tutto nuovo mentre lui sarebbe rimasto in un angolo della sua memoria a coltivare i suoi dubbi; qualcun altro le avrebbe portato delle ragioni migliori delle sue; qualcun altro le avrebbe cantato una canzone perché lui era terribilmente stonato; qualcun altro avrebbe soffiato sulla sua cioccolata calda per cercare di raffreddarla, perché lui questo non l'aveva mai fatto; qualcun altro l'avrebbe svegliata nel pieno della notte per dirle di avere bisogno di sentire la sua voce, e lei si sarebbe svegliata con tutto l'amore che è umanamente possibile. E poi venne l'ultimo anello di questa catena (ma che in effetti era stato anche il primo), quello che lo saldò al mondo nell'istante supremo di un'improvvisa vertigine: pensò, semplicemente, che qualcun altro le avrebbe stretto il braccio con forza maggiore rispetto alla sua, e che lei sarebbe rimasta un attimo in più di quanto aveva fatto con lui.
Scritto da: 5555555555 alle ore 05:16 | link | commenti (10) | categoria: racconti, filosofia, prosa

Commenti
#1   02 Novembre 2007 - 18:33
 
E' davvero molto bello quello che scrivi, Giulia
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#2   02 Novembre 2007 - 19:42
 
E se questo fantasmatico Qualcun Altro non si limitasse a replicare aumentati i gesti del giovane Giorgio, ma avesse azioni , reazioni ed affetti a lui estranei e (forse) inconcepibili?
I fantasmi , quando si materializzano, hanno la brutta abitudine di apparire molto diversi da come ce li figuriamo.
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#3   03 Novembre 2007 - 03:19
 
@giuba47: oh, grazie...

@GenerALEinverno: Il terzo uomo, l'uomo in generale, il qualcun altro, questo modello, viene sviluppato in modo tale da essere una proiezione del protagonista. E' l'unico modo in cui un individuo singolare può figurarsi un individuo più generale: in questo senso, Giorgio non attribuisce al futuro amante della sua donna azioni diverse dalle sue, ma quelle che, a suo avviso, più lo caratterizzano. La differenza sta nell'intensità con cui queste azioni vengono compiute.
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#4   03 Novembre 2007 - 03:22
 
@GenerALEinverno: dimenticavo: non è detto che una forte intensità non sia in grado di cambiare completamente i caratteri del personaggio intenzionale, liberando così, in tutta la sua sconcertante potenza, il fantasma che si cela dietro ogni evento.
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#5   03 Novembre 2007 - 14:27
 
Teoricamente ineccepibile.
Però a questo punto mi sorge una curiosità riguardo a questo modello: cambiando i parametri di un'azione (intensità , frequenza , intenzione , ecc) la alteriamo semplicemente o generiamo un nuovo tipo di azione?
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#6   03 Novembre 2007 - 15:20
 
@GenerALEinverno: Diciamo che l'azione è diversa ma non è un nuovo tipo d'azione. Se non, formalmente, per il fatto che penseremmo ad uno stesso nome da assegnarle (non perché "mangiamo troppo" pensiamo che non stiamo "mangiando"). Preciso che ho definito l'azione diversa ma non al punto tale da stabilire un "nuovo tipo" poiché, in effetti, abbiamo a cha fare con coordinate diverse e nuove possibili catene causali (se, ovviamente, presupponiamo che al mondo non siamo soli e che le nostre azioni comportino una risposta da parte dei nostri simili). Tuttavia, ripeto, non al punto - o almeno credo - da trovare un nome "nuovo" per quest'azione.
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#7   05 Novembre 2007 - 10:48
 
Il mio ideale è una certa freddezza. Un tempio che
faccia da sfondo alle passioni senza interloquire”.
una delle frasi più belle che abbia mai letto! a presto nico
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#8   05 Novembre 2007 - 13:24
 
@gammi: hihi, infatti è di Wittgenstein...
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#9   07 Novembre 2007 - 16:38
 
"C'è un libro sul letto"... l'Etica di Spinoza...?
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#10   07 Novembre 2007 - 16:42
 
@Dammerung: sapevo non ti sarebbe sfuggito ;)
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"Era la mia integrità che mi importava. È così egoistico? è a buon mercato, però è tutto ciò che ci resta. È l'ultimo centimetro di noi che ci resta... ma in quel centimetro siamo liberi. Morirò qui. Ogni centimetro di me perirà... tranne uno. Un centimetro. È piccolo, è fragile ed è l'unica cosa al mondo che vale la pena d'avere. Non dobbiamo perderlo, o venderlo, o cederlo. Non dobbiamo permettere loro di portarcelo via" (Valerie)

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