"La grande notte disordinata e tiepida
che ci assale va ricevuta con un canto che tenga molto della sua essenza" (A.Mutis)
XXXII
La fine del mondo (secondo foglio)
...non sono io quello che le risponde scodinzolando. Non sono io quello che prende a calci una bottiglia perché lei non gli risponde al cellulare e casomai lo spegne pure. Non sono io quello che si preoccupa di aver detto una parola fuori posto. Non sono io quello che ha timore di chiamarla troppo poco. Non sono io quello che poi dopo non riesce nemmeno a suonare uno stupido valzer sulla chitarra. Non sono io quello che medita di correre da lei appena può. Non sono io quello che non ha dormito per lei. Non sono io quello rannicchiato sul pavimento della sua camera con la testa sulle ginocchia e lo sguardo fisso nel vuoto. Non sono io quello che salta i pasti pensando che qualcun altro può averla. Non sono io quello che si precipita a casa sua nel bel mezzo della notte. Non sono io quello che le chiede di aspettare. Non sono io quello che le sussurra parole dolci all'orecchio in mezzo alla gente. Non sono io quello che pensa di essere la persona sbagliata. Non sono più io quello più forte. Non sono più io quello che si stordisce con litri di birra per mettere a freno la sua coscienza. Non sono più io quel bambino che rimprovera a suo padre un'assenza durata vent'anni. Non sono più io quello dalle poche parole. Non sono più io quello che guarda dal finestrino l'avvicendarsi delle stazioni. Non sono più io quello che pensa che potrebbe trattarsi solo di un grosso equivoco. Non sono più io quello che vince nonostante tutto. Non sono più io quell'infallibile calcolatore di emozioni. Non sono più io quel vuoto che mi riempiva. Non sono più io quello che di notte guarda la pioggia alla finestra. Non sono più io quello che arriva tardi agli appuntamenti. Non sono più io quello che non guarda mai dietro di sé. Non sono più io quello che pensa di essere la persona giusta. Non sono più io quello che scrivo.