"La grande notte disordinata e tiepida
che ci assale va ricevuta con un canto che tenga molto della sua essenza" (A.Mutis)
XXXVIII
- Lei partirà – disse Alberto.
- Lo so – gli feci io.
- Cosa pensi di fare? – Alberto.
- Immagino che dovrò lasciarla andare – io, rassegnato.
- Perché non le chiedi di restare qui con te?
- Ci ho provato, ma non ci riesco – risposi.
- Hai paura?
- Sì, ho una fottuta paura di perderla.
In quel preciso istante ho attaccato il telefono e ho deciso che la conversazione era diventata insostenibile. Erano le due e trentuno della notte. Fuori faceva un freddo cane. Per un attimo ho creduto di aver sbagliato tutto e sono andato a farmi la doccia. Subito dopo ho infilato l'accappatoio e i capelli bagnati mi hanno fatto pensare. Sarebbero passate quasi due stagioni prima di poterla rivedere, e l'aria che sarebbe andata man mano intepidendosi avrebbe reso la nostra distanza sempre più insopportabile. Così ho pensato che il tempo ti colpisce alle spalle quando meno te l'aspetti: quanto più credi di essere felice tanto maggiore sarà la possibilità della sconfitta.
Poco più tardi, quella stessa notte, ascoltai un vecchio De André. E le mandai un messaggio sul cellulare: "Sono pronto ad aspettarti. Vedrai: andrà tutto bene". Ricordo che mi addormentai di colpo, senza una risposta. Ma pensai per davvero che sarebbe andato tutto bene...