"La grande notte disordinata e tiepida che ci assale va ricevuta con un canto che tenga molto della sua essenza" (A.Mutis)
venerdì, 28 dicembre 2007
XLII

Esattamente cinque anni fa, i suoi piedi toccarono il pavimento della stanza per l'ultima volta. Ricordo che andai a salutarlo come ogni mattina, e lo trovai in piedi. Mi accorsi sùbito di quanto fosse dimagrito ma non gli feci notare che l'avevo capito; non volevo che sapesse che io ero cosciente della sua progressiva debolezza – e mi chiesi se la vita non era altro che quello, quella progressiva debolezza. Mi fece gli auguri; io lo guardai e poi uscii di casa. Quella fu l'ultima volta in cui i suoi occhi mi diedero l'impressione di appartenere alla stessa persona che aveva calmato le mie febbri quando ero piccolo; quella fu l'ultima volta in cui i suoi occhi mi diedero l'impressione di appartenere a qualcosa di umano.

Lui poi è morto ad una velocità impressionante. Non mi ha nemmeno lasciato il tempo di rendermene conto. Il vero problema – mi ripeto oggi – è che la vita è una cosa improvvisa, e la morte è un colpo di dadi.
Scritto da: 5555555555 alle ore 05:08 | link | commenti (5) | categoria: diario, appunti, frammenti, esercizi di stile, prosa

Commenti
#1   02 Gennaio 2008 - 16:00
 
Quest'ultimo post pare concludere una trilogia dolente.
Memento mori , tamen moderate:)
Auguri.
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#2   02 Gennaio 2008 - 16:34
 
O forse il vero problema è che la vita ha radici e rami che vanno al di là di ciò che noi siamo, e che la vera morte è molto più rara del più fortunato colpo di dadi
utente anonimo

#3   02 Gennaio 2008 - 20:02
 
@GenerALEinverno: non mi ero accorto della trilogia. Sarà che le feste ti lasciano troppo tempo per pensare

@utenteanonimo: mi chiedo: possiamo dire ciò che non siamo? Se la vera morte è l'oblio, a me sembra che essa non sia poi molto rara. Sepulveda diceva che solo gli dèi hanno tempo per l'eternità. Ecco: diciamo che l'eternità tocca a tutti quelli che noi consideriamo dèi, e che agli altri, tocca poco più che vivere.
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#4   02 Gennaio 2008 - 22:56
 
Plato had an imagination, That all knowledge was but remembrance; so Solomon giveth his sentence, That all novelty is but oblivion. se la vera morte fosse l'oblio, io e te saremmo già morti molte volte, ma (da qui in poi con voce "spaghetti-western") la vera morte non ha il nome di un tango, e non viene molte volte, anzi il fatto è che ho paura che la maledetta, per quanto solleticata, non abbia nessuna intenzione di venire (rumore di spari). Mai.
utente anonimo

#5   05 Gennaio 2008 - 16:19
 
@utenteanonimo: nella sua essenza, la morte è un evento singolare: accade una sola volta, ed è la possibilità più definitva che l'essere umano ha a sua disposizione. Io dicevo che la morte non è tanto rara poiché mi sembra che essa, nella sua tragicità, riguarda tutti. E' un dato di fatto. La morte viene molte volte, ma una sola volta per ciascuno. Poi c'è qualche fortunato, di cui resta qualche ricordo, sebbene precario. E allora l'essere umano realizza una piccola vendetta su di essa.
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"Era la mia integrità che mi importava. È così egoistico? è a buon mercato, però è tutto ciò che ci resta. È l'ultimo centimetro di noi che ci resta... ma in quel centimetro siamo liberi. Morirò qui. Ogni centimetro di me perirà... tranne uno. Un centimetro. È piccolo, è fragile ed è l'unica cosa al mondo che vale la pena d'avere. Non dobbiamo perderlo, o venderlo, o cederlo. Non dobbiamo permettere loro di portarcelo via" (Valerie)

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