"La grande notte disordinata e tiepida
che ci assale va ricevuta con un canto che tenga molto della sua essenza" (A.Mutis)
LVII
Qualche tempo fa ho mandato un dattiloscritto ad una casa editrice nella speranza che fosse la volta buona. Ed è sempre così. Cioè, ogni volta che chiudo – o sono costretto a chiudere – un lavoro e lo mando a qualcuno, lo faccio sempre con la convinzione che sia la volta buona. Ma, come al solito, è andata buca. E allora ci rimango male ogni volta di più. Mi chiedo se valga la pena continuare a scrivere, soprattutto poesie, quanto possa essere giusto essere costretti a partecipare a concorsi pur di farsi notare, quanto possa essere utile buttare del tempo su un foglio alla ricerca della parola giusta, la parola che ti cambia il verso. Mi chiedo, infine, se ci sia davvero del talento nelle mie mani. O se sia giusto, anche per altre ragioni che non riesco ora a spiegarvi, farla finita qui.