"La grande notte disordinata e tiepida che ci assale va ricevuta con un canto che tenga molto della sua essenza" (A.Mutis)
martedì, 27 maggio 2008
LIX

“Mi fa disperare il pensiero di te
e di me che non so darti di più”
Luigi Tenco

“Si versano nel mare tutti i fiumi
Senza riempire il mare”
Qohélet

Stamattina ho preso il treno dopo qualche tempo. La strada che faccio di solito per arrivare alla stazione sembrava cambiata, forse anche perché ormai è un’altra stagione e la gente ha cominciato a vestirsi diversamente. In fondo, cosa puoi aspettarti se per tre mesi non esci di casa? Che poi perché non sei uscito di casa? C’è una reale motivazione? O si tratta semplicemente della pigrizia più balorda e dozzinale? Bah, forse è che questo era l’ultimo anno che potevo farlo e che tra un po’ si comincia a fare sul serio: bisognerà chiudere qualche capitolo e non potrò di certo continuare a nascondermi dietro certe cose. Bisognerà chiudere il libro e riaprirlo, e ricominciare a scrivere, sperando sempre di avere una penna a portata di mano, cosa che non è affatto scontata. Chiudere il libro e riaprirlo.
Pensate voi a questo ragazzo, con gli occhiali da sole, i capelli poco curati, la barba di qualche giorno, una borsa a tracollo con un foglio su cui sono annotate delle commissioni da sbrigare, un cellulare che ogni tanto controlla per vedere se lei si è fatta viva, lo sguardo quasi assente. Ecco: voi ora lo vedete entrare in questo treno. Fa un caldo schifoso, pensate con lui che non dovete sudare perché altrimenti la maglietta gialla dell’adidas lo comunicherà subito al mondo; soffrite con lui perché il treno tarda a partire e se solo si muovesse ci sarebbe un po’ di quella rinfrescante corrente da viaggio.
Ora siete sudati. Guardate con lui al di là del finestrino l’alternarsi delle case: una dopo l’altra vanno via e voi pensate a quante gente vi si affanni all’interno. Vi guardate intorno, con lui, e scrutate le persone che entrano nel vagone: l’avete notato anche voi che è arrivata l’estate anzitempo? La gente ora ha abiti più leggeri: sotto i vestiti s’intuiscono le forme dei corpi. Tutto questo l’avete notato in trenta secondi, o almeno così vi assicura lui; ed ora, invece, lui vi chiede di aprire la sua borsa e prendere il quarto volume del Giuseppe di Thomas Mann. Sfogliate il libro e vi accorgerete delle sottolineature e di qualche commento a margine. Voi sapete anche che il romanzo gli è piaciuto molto e che si prova sempre una sorta di bonaria invidia, mista ad ammirazione, per un grande scrittore. Continuate a sfogliare e vi imbattete nelle note al testo. C’è una nota più generale che riferisce delle modalità di composizione dell’intero quarto volume, altre più specifiche dei capitoli del romanzo, e altre ancora relative alle conferenze e al carteggio con Kerényi in appendice. Date una scorsa veloce e vi accorgete di una parte ben evidenziata in una specie di riquadro monco delle linee orizzontali: leggete la nota 6 e cominciate a pensare con lui.
Nel 1929 Mann fece uscire un saggio su Freud nel quale ribadiva la sua convinzione che non certo quelli che da un po’ di tempo a quella parte si soleva chiamare istinti o pulsioni potevano avere il primato sullo spirito e sulla ragione. Voi cominciate a supporre con lui che si tratta di una fiera protesta di uno dei maggiori scrittori del novecento contro il movimento psicoanalitico che bramava – almeno a grandi linee – di ridurre tutte le manifestazioni di fenomeni psichici a lunghe catene causali di rimozione, quindi a lunghe catene di determinazioni inconscio-conscio. Vi sembra di percepire in lui l’idea che, per Mann, c’è sempre qualcosa prima di un tale fenomeno, e che tale qualcosa lo si chiami spirito o ragione. Questo però lo avete desunto quasi indirettamente e per comodità vi sembra opportuno non spingervi troppo oltre. Ma ora siete pervasi, con lui, da quell’inebriante sensazione di libertà che provate al solo pensare che nemmeno i sogni e la vostra infanzia possano determinarvi al punto da stabilire chi realmente siete. È qualcosa di simile ad una gioia ultraterrena quella che provate scoprendovi liberi, sempre padroni del vostro destino, e magari pervasi da quello spirito di cui leggevate. E vi piacerebbe riflettere ancora un po’ su quelle parole, vi piacerebbe spenderne qualcuna su qualche dettaglio del processo di rielaborazione mitica che nel romanzo si opera, ma è bene non affannarsi. Così come si tramanda da generazioni, ogni cosa ha il suo tempo. E ora è il tempo di lasciare un segno e chiudere quel libro.
Scritto da: 5555555555 alle ore 21:04 | link | commenti (4) | categoria: riflessioni, racconti, diario, frammenti, esercizi di stile, prosa

Commenti
#1   31 Maggio 2008 - 13:31
 
fa sempre piacere rileggerti, caro Richard.
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#2   02 Giugno 2008 - 10:06
 
Ho letto con piacere e curiosità fino a quando ho capito la vera intenzione del post: ripassare certe cose per il tuo esame.
Ecco, confessalo.
XD
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#3   02 Giugno 2008 - 13:58
 
@occhidaorientale: e a me fa sempre piacere sapere che sei fra i miei lettori...

@bellallegria: Non è vero. E' solo che l'ho scritto appena finita la tetralogia per l'esame. C'era una cosa che mi aveva colpito e l'ho comunicata. Tutto qui. Ma da qui a dire che ripetevo. Ecco, ora invece sì che devo andare a ripetere...
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#4   02 Luglio 2008 - 21:42
 
Bè, dal tuo modo di scrivere, riflettere e sentire, sono certa che l'esame è andato benissimo....
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