"La grande notte disordinata e tiepida
che ci assale va ricevuta con un canto che tenga molto della sua essenza" (A.Mutis)
LX
Dalla soffitta #2
Mia madre me lo diceva sempre che al mattino bisogna rifarsi il letto. Ma io, quando mi sveglio alle tre del pomeriggio e constato la mia solitudine, trovo solo il tempo per un altro sorso di quella Tennent's che la notte prima ho lasciato a metà sul comodino, prima di alzarmi e abbandonarmi alla netta sensazione che sarà un'altra giornata inutile.
Faccio una doccia per lavare gli odori del sonno. La radio dice che fuori ci sono tre gradi di massima, ma il mio corpo sembra non avvertire il freddo. Mi siedo per un attimo sul divano e mi sostengo con le mani sui cuscini. Guardo in alto e penso a quando te ne sei andata via. Mi hai lasciato un biglietto colorato, di quelli che mi scrivevi per ricordarmi di passare in lavanderia. “Da quando abbiamo perso la bambina non siamo più gli stessi. È inutile nascondersi, e tu lo sai benissimo. Mi mancherai, ma è arrivato il momento di andare. Anche se ti amo più di quanto non abbia mai fatto in passato, e più di quanto sarò capace in futuro. Ma l'amore, spesso, non basta”. Quando l'ho letto per la prima volta, ho pensato che non avevamo nemmeno cominciato a discutere sul nome della bambina. E che la morte che non si può nominare è la peggiore fra tutte.
Infilo i jeans e metto il dolcevita nero, il mio preferito. Appena sbuca fuori la testa, quando il mento è coperto dal collo non ancora rovesciato, mi rendo conto che sono passati già dieci anni. Segno questo pensiero su un taccuino ed esco di casa. Ho scritto più o meno così: “Solo il tempo può concederci l'illusione che qualcosa sia veramente accaduto”.