"La grande notte disordinata e tiepida che ci assale va ricevuta con un canto che tenga molto della sua essenza" (A.Mutis)
martedì, 09 settembre 2008
LXVII

Eternal sunshine of the spotless mind #2

Nonostante tutto, Remo avrebbe voluto sentirselo dire. Non aveva mai dato troppo peso a certe cose, ma per lei si doveva fare un’eccezione. L’aveva persino ammesso a sé stesso, quella mattina, facendosi la barba, che aveva bisogno di sentirsi dire quanto lei l’amasse. Poteva certo congetturare con una certa attendibilità che fosse così, ma, stavolta, era proprio necessario che lei glielo dicesse. Che glielo dicesse proprio mentre lui le portava il caffè a letto, per esempio. Che glielo dicesse proprio in quella giornata al mare, perché quelle parole potessero confondersi con l’avvolgente brezza che si sarebbe levata dall’acqua proprio in quell’istante, senza preavviso.

- Chi è?... – chiese Filippo, premendo il tasto verde sul ricevitore.
- Pippo, sono la mamma… - Filippo era talmente sbronzo che chiunque si fosse presentato come sua madre sarebbe stato creduto.
- Ah, mamma, ciao, certo che sono in piedi… – disse, scrollandosi le coperte di dosso e accorgendosi del tremendo mal di testa.
- Ho parlato con tuo padre ed è d’accordo con me… -
- Chi? Cosa? –
- Ho parlato con tuo padre e lui dice che puoi venire durante le vacanze a prendere le ultime cose rimaste qui – gli spiegò meglio la madre.
- Ok, per me va bene, basta che lui non sia in casa quando verrò io – fece lui.
- Non dire così, è sempre tuo padre. Lo sai come è fatto, ti vuole bene, ma… - disse lei.
- Oh, certo! Mi vuole bene ma lui ha i suoi punti di vista e io i miei eccetera. Conosco la storia, mamma. – controbatté lui.
- Lo so che non avrebbe dovuto dirti certe cose, ti capisco. In quell’occasione poi. Ma è fatto così, è solo molto preoccupato per te, ha paura che tu abbia fatto la scelta sbagliata… - gli sembrò che la madre avesse detto quest’ultima cosa miagolando.
- Mamma, per me la faccenda è chiusa. Ora devo andare, ho un appuntamento di lavoro. Ci vediamo tra due settimane – le disse, senza possibilità di scampo.
- Ok. Ma ricorda che ti vorremo sempre ben… - la madre non fece in tempo a finire la frase che Filippo aveva già lanciato il telefono sul divano.
Dopo qualche secondo che gli era servito per rendersi conto che si trattava, anche oggi, dell’ennesima giornata di cielo coperto, se ne andò in cucina a bere il suo primo caffè. Era un caffè vecchio di due giorni. Lo bevve con un certo disgusto e poi andò a salutare Niki Lauda. – Almeno piovesse – gli disse – tutto questo grigio avrebbe una giustificazione.
Scritto da: 5555555555 alle ore 16:22 | link | commenti (9) | categoria: racconti, esercizi di stile, prosa, eternal-sunshine-of-the-spotless

Commenti
#1   09 Settembre 2008 - 16:30
 
Evidentemente Filippo non era abbastanza sbronzo da aver dimenticato la storia del padre...
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#2   09 Settembre 2008 - 16:50
 
@bellallergria: si tratta di una critica alla "storia"? Cioè, secondo te, non quadra?
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#3   09 Settembre 2008 - 17:03
 
@5555555555: mmm, non proprio una critica.
Piuttosto, una domanda:
il problema con il padre è più forte di una sbronza o la sbronza non era poi tanto destabilizzante?

Insomma, Filippo era così "fuso" da poter associare la parola "mamma" a qualsiasi voce ma così lucido da ricordare bene la vicenda del padre?
Se è così, capisco che la storia è grave, tutto qui.
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#4   09 Settembre 2008 - 17:41
 
@bellallegria: è l'ultima cosa che hai detto. E' come quando ti svegli dopo una sbronza, non capisci niente, ma poi avviene qualcosa che desta all'improvviso la tua attenzione e esembra che tu sia "normale". Questo per dire che in effetti la sbronza non era abbastanza forte da fargli dimenticare del padre, soprattutto perché, almeno credo, gli esseri umani tendono a ricordare il male e a dimenticare il bene (lui "dimentica" la madre, se ci pensi).
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#5   11 Settembre 2008 - 21:21
 
le sbronze terrificanti ti danno la spigliatezza necessaria per vincere mostri quali timidezza o vergogna.
Quanto a rimarginare le ferite è tutto un altro paio di maniche.
Al massimo l'alcool può disinfettare.

Mai mettere in duscussione la sottile cazzimmosa linearità di L. prima di aver a lungo riflettuto.
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#6   12 Settembre 2008 - 18:24
 
@quanto: Hemingway diceva che i problemi si risolvono al bar e non nella letteratura, anche se non sono completamente d'accordo. L'alcol è al massimo un buon anestetico, niente più.

p.s. Se L. sono io, hai ragione: mai mettere in discussione la mia linearità ;)
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#7   15 Settembre 2008 - 04:54
 
avviso i naviganti di una piccola variazione stilistica nel finale.

Saluti,

5555555555.
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#8   25 Ottobre 2008 - 16:14
 
L'Estate è finita...mò fra un po' finisce pure l'autunno...e tu quando aggiorni stò blog?
:-)
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#9   25 Ottobre 2008 - 23:47
 
@RosaTiziana: Purtroppo ultimamente ho pochissimo tempo. Ma mi sbilancio e prometto un post ;)
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"Era la mia integrità che mi importava. È così egoistico? è a buon mercato, però è tutto ciò che ci resta. È l'ultimo centimetro di noi che ci resta... ma in quel centimetro siamo liberi. Morirò qui. Ogni centimetro di me perirà... tranne uno. Un centimetro. È piccolo, è fragile ed è l'unica cosa al mondo che vale la pena d'avere. Non dobbiamo perderlo, o venderlo, o cederlo. Non dobbiamo permettere loro di portarcelo via" (Valerie)

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