"La grande notte disordinata e tiepida
che ci assale va ricevuta con un canto che tenga molto della sua essenza" (A.Mutis)
LXVII
Eternal sunshine of the spotless mind #2
Nonostante tutto, Remo avrebbe voluto sentirselo dire. Non aveva mai dato troppo peso a certe cose, ma per lei si doveva fare un’eccezione. L’aveva persino ammesso a sé stesso, quella mattina, facendosi la barba, che aveva bisogno di sentirsi dire quanto lei l’amasse. Poteva certo congetturare con una certa attendibilità che fosse così, ma, stavolta, era proprio necessario che lei glielo dicesse. Che glielo dicesse proprio mentre lui le portava il caffè a letto, per esempio. Che glielo dicesse proprio in quella giornata al mare, perché quelle parole potessero confondersi con l’avvolgente brezza che si sarebbe levata dall’acqua proprio in quell’istante, senza preavviso.
- Chi è?... – chiese Filippo, premendo il tasto verde sul ricevitore.
- Pippo, sono la mamma… - Filippo era talmente sbronzo che chiunque si fosse presentato come sua madre sarebbe stato creduto.
- Ah, mamma, ciao, certo che sono in piedi… – disse, scrollandosi le coperte di dosso e accorgendosi del tremendo mal di testa.
- Ho parlato con tuo padre ed è d’accordo con me… -
- Chi? Cosa? –
- Ho parlato con tuo padre e lui dice che puoi venire durante le vacanze a prendere le ultime cose rimaste qui – gli spiegò meglio la madre.
- Ok, per me va bene, basta che lui non sia in casa quando verrò io – fece lui.
- Non dire così, è sempre tuo padre. Lo sai come è fatto, ti vuole bene, ma… - disse lei.
- Oh, certo! Mi vuole bene ma lui ha i suoi punti di vista e io i miei eccetera. Conosco la storia, mamma. – controbatté lui.
- Lo so che non avrebbe dovuto dirti certe cose, ti capisco. In quell’occasione poi. Ma è fatto così, è solo molto preoccupato per te, ha paura che tu abbia fatto la scelta sbagliata… - gli sembrò che la madre avesse detto quest’ultima cosa miagolando.
- Mamma, per me la faccenda è chiusa. Ora devo andare, ho un appuntamento di lavoro. Ci vediamo tra due settimane – le disse, senza possibilità di scampo.
- Ok. Ma ricorda che ti vorremo sempre ben… - la madre non fece in tempo a finire la frase che Filippo aveva già lanciato il telefono sul divano.
Dopo qualche secondo che gli era servito per rendersi conto che si trattava, anche oggi, dell’ennesima giornata di cielo coperto, se ne andò in cucina a bere il suo primo caffè. Era un caffè vecchio di due giorni. Lo bevve con un certo disgusto e poi andò a salutare Niki Lauda. – Almeno piovesse – gli disse – tutto questo grigio avrebbe una giustificazione.