"La grande notte disordinata e tiepida che ci assale va ricevuta con un canto che tenga molto della sua essenza" (A.Mutis)
lunedì, 08 giugno 2009
LXXXIII

Questo post è dedicato a N.

Dopo qualche tempo di forzata lontananza da qui, lascio una traccia del perpetuarsi della mia esistenza. Si tratta di una cosa che leggevo oggi e che mi ha fatto pensare alla situazione che stiamo vivendo attualmente in questo paese. Ci sono almeno due passaggi di quanto andrò a citare che ci riguardano molto da vicino, indovinate voi quali:

    
È (...) compito della scienza (...) risvegliare in tutti la sensazione che questo mondo è diventato denso di pericoli, e di far conoscere quanto sia importante che tutti gli uomini, indipendentemente dai pregiudizi nazionali o ideologici, uniscano i loro sforzi per affrontare questi pericoli. Naturalmente è più facile dire che fare, ma in ogni caso si tratta d'un dovere a cui non è più possibile sottrarsi.
      Lo studioso si trova personalmente di fronte all'amara necessità di dover decidere, senza preconcetti, in base alla propria coscienza, quale sia buona o, addirittura, quale tra due cose sia meno cattiva.  Non possiamo ignorare che grandi masse popolari, e con loro i potenti che le governano, agiscono spesso in modo insensato, accecate da pregiudizi. Chi presta loro l'appoggio delle sue conoscenze scientifiche si può trovare facilmente nella situazione di cui parla Schiller nei suoi versi: "Guai a chi presta all'eterno cieco la fiaccola celeste della luce; essa non gli largisce i suoi raggi, essa non può che incendiare, essa incenerisce città e province."

WERNER HEISENBERG



Scritto da: 5555555555 alle ore 20:34 | link | commenti (4) | categoria: politica, riflessioni, diario, filosofia, fisica, critica, attualità, società
mercoledì, 04 marzo 2009
LXXX

(26) Possibile incipit di una storia fantastica: Faccio fatica a pensare che possa veramente accadere qualcosa. È tutto così indefinibile, così oscuro. Ogni cosa è così mescolata all’altra che sembra non esserci niente. È così faticoso cercare di fare la differenza
…ma devo dire qualcosa, ne avverto l’improrogabile bisogno ormai da tempo.
«Eccomi! Sono io! Il martire di tutte le parole che incespicano nell’ombra.»

(27) Scrivere fa scorrere il tempo più in fretta.

(28) Un grande scrittore è l’economia di tutti i linguaggi.





Scritto da: 5555555555 alle ore 14:40 | link | commenti (7) | categoria: riflessioni, diario, frammenti, prosa
giovedì, 08 gennaio 2009
LXXVI

Da piccolo ho guardato un cartone animato; si trattava di un ragazzo che non riusciva a decidersi tra due ragazze. Me ne appassionai per via della sigla: c’era una scena in cui lui e una delle due ragazze rimanevano da soli ad aspettare un autobus a tarda sera. Lei era stanca e appoggiava la testa sulla spalla di lui – la destra; lui faceva la sua solita faccia da ebete e l’immagine si dissolveva.
Ecco, io quella scena da piccolo non sono mai riuscito a vederla. Eppure io il cartone l’avevo visto tutto.
Ultimamente l’ho cercato e ho trovato tutte le puntate su youtube. E alla fine l’ho trovata. Lei si era già gettata tra le sue braccia e gli fa: “stasera posso rimanere da te?”
Poi arrivò una macchina e lei se ne andò via e lui rimase lì a fissare la panchina.
Qualche giorno dopo ho scoperto che molte scene della serie originale erano state censurate dalla TV per permettere la messa in onda del cartone in un contenitore per bambini. Io non lo sapevo, ma a quanto pare quella scena non avrei mai potuto vederla.
Io avevo aspettato così tanto una cosa che non c’era.
Scritto da: 5555555555 alle ore 18:28 | link | commenti (16) | categoria: diario, frammenti, esercizi di stile, prosa
lunedì, 24 novembre 2008
LXXII

Per tutti quelli che hanno incontrato qualcuno

(25) La sveglia suona relativamente presto. Sono da solo in casa e fa freddo. Sento la pioggia che batte sulla ringhiera del balcone. So che sta aspettando me.

La guardo attraverso il finestrino prendere il suo libro. Mi sorride e poi distoglie subito lo sguardo. Me ne vado poco prima che il treno parta. Forse sarei dovuto andare con lei, almeno per dimostrare a me stesso che non era vero quello che pensavo. Nessuno avrebbe potuto amarla più di me, anche se oggi io non avevo il mio ombrello.



Scritto da: 5555555555 alle ore 17:10 | link | commenti (4) | categoria: riflessioni, diario, frammenti, prosa
venerdì, 14 novembre 2008
LXXI

Lettera aperta all’Italia che muore

È terribile morire di sete in mezzo al mare.
Dovete voi dunque salare subito tanto la vostra
verità che essa non estingue più la sete?

FRIEDRICH W. NIETZSCHE

Francamente, se la 133 viene ritirata la vostra condizione
di fondo non cambia. E’ questa condizione che dovete cambiare.

SERGIO BOLOGNA

Cara Italia,

Ho più di vent’anni e anche meno di venticinque. Sono troppo giovane per morire ma abbastanza vecchio per rendermi conto di essere senza futuro.
Sono nella mia stanza, stasera, che guardo tutti questi libri che ho comprato negli ultimi anni. Ho speso tantissimi soldi: bancarelle, librerie, internet. Ne ho comprati davvero tanti, e molti li ho persino letti. Ora sto scrivendo una bella tesi di laurea in filosofia. Grazie Italia.
Perché mi hai permesso di scoprire la filosofia in un liceo di provincia. Perché mi hai dato un professore che mi ha fatto innamorare della filosofia. Che mi ha spiegato Platone, Aristotele e Hegel come meglio non poteva. Grazie Italia.
Perché mi hai dato la possibilità di iscrivermi ad una università. Sono 5 anni che vi studio quello che mi piace. Ho finito tutti gli esami in tempo e ho deciso di dedicare un anno a questa tesi. Sai che l’argomento su cui sto scrivendo lo studio da 3 anni? Grazie Italia.
Mi hai dato l’opportunità di crescere in un’istituzione fatiscente e declinante. In questi cinque anni ho dato esami su materie improponibili e ho dovuto sopportare gente che ai corsi è stata capace di dire che il “dionisiaco” di Nietzsche è come “il carnevale di Rio”. E come immaginerai, non mi riferisco a nessuno dei miei colleghi. Grazie Italia.
Perché mi hai fatto studiare in un’Università feudale. Con l’entrata in vigore del nuovo ordinamento hai permesso che si moltiplicassero ad libitum le cattedre, in sostanza non facendo altro che ratificare l’esistenza delle cosiddette baronie. Tutti gli ‘amici’ di Tizio e i gli ‘amici degli amici’ di Caio sono assurti al ruolo di magnifici luminari e, pur di permettere loro di fare qualcosa, hai creato cattedre di Storia della filosofia austroungarica degli anni zero. Invece di fare qualcosa contro questa prostituzione del sapere, hai preferito risolvere il problema svendendolo gratis. Grazie Italia.
Perché in una delle assemblee a cui ho partecipato, ho sentito un ‘precario della ricerca’ dire che ci avevano truffato. Che quando da piccoli ci dicevano che con lo studio saremmo arrivati lontano, be’, ci stavano raccontando una balla colossale. Ci hai preso in giro. Grazie Italia.
Hai permesso che Dario Farina perdesse un concorso per ricercatore a favore di un tizio che aveva ventotto pubblicazioni in meno. Hai lasciato che Dario Farina emigrasse. E come lui tanti altri. Grazie Italia.
Tu hai permesso che il valore sul mercato delle nostre lauree diventasse pari a zero. Hai deciso che dovevamo fare duecento master e settecento corsi e duemila concorsi per garantirci il precariato a vita. Sei riuscita a distruggere ogni speranza per le nostre vite con una politica economica selvaggia e vantaggiosa solo per pochi manager plenipotenziari. Grazie Italia.
Tu premi il nullafacentismo e il nepotismo. Tu preferisci le sofisticherie del potere al merito dell’intelligenza. Mi hai insegnato che chi va avanti nella ricerca è chi è protetto dal professore giusto. Mi hai insegnato che ai concorsi non vince quasi mai il migliore ma il più ‘adatto’. Mi hai insegnato che non vuoi opporti alla formazione di lobby del potere e che anzi ne incentivi la proliferazione e addirittura ne sancisci la legalizzazione. Grazie Italia.
Solo perché ho incontrato una persona che in questi anni mi ha ‘insegnato’ veramente qualcosa non posso ringraziarti. Un’istruzione di prima qualità, in un paese come il nostro, non dovrebbe essere l’eccezione, ma la regola. Grazie Italia, perché la mia formazione finirà nel vuoto.
E infine ancora grazie Italia, perché almeno sarò in buona compagnia.

P.S. Io domani non sarò a Roma con tutti gli altri. Io domani resto qui solo perché non sarebbe giusto partecipare ad una cosa così grande dopo essere mancato, di fatto, al piccolo. Sono mancato al fermento di questi giorni perché ho voluto scrivere e sacrificare il mio tempo a quello che ritengo l’ultimo atto d’amore verso la materia che con tanta passione ho studiato negli ultimi anni. E questo per un motivo molto semplice: perché dopo non potrò più studiare così.
Ma voglio dire a tutti quelli che hanno a cuore le sorti di questo paese, che il problema non è la Gelmini, e forse nemmeno Berlusconi. Berlusconi e la Gelmini sono solo una conseguenza di quello che la nostra storia ha prodotto in questi anni. Siamo noi che li abbiamo voluti.
Dobbiamo innanzitutto cambiare noi stessi – e questo a cominciare da chi scrive. Solo dopo potremo cominciare a pensare che si possa cambiare qualcosa di molto più importante.

In fede,
5555555555

                                           
Scritto da: 5555555555 alle ore 03:25 | link | commenti (7) | categoria: politica, riflessioni, diario, prosa, autocritica, attualità, società, autobiografismi
martedì, 02 settembre 2008
LXV

Il posto dove abito
è nelle notti d'estate
che rivela il suo volto:
s'accorcia, si sfina, si sperde,
quasi si rompe gemendo
nella luce che inclina le viti.
È allora che una voce schiude la porta,
e nemmeno il ricordo
di essere solo.
Scritto da: 5555555555 alle ore 19:47 | link | commenti (2) | categoria: diario, prosa, quaderno
martedì, 19 agosto 2008
LXIII

D'ora in poi, si torna alle vecchie abitudini:

Ho da dirvi poche cose
e nessuna di queste
vi sarà utile.
Non si tratta né di cose vere
né di cose false:
sono solo quelle poche cose
avute come nel segno di un errore -
fermati quando l'eco del cemento
sarà il tuo ritornello -
come il pegno d'un dolore sorgivo
dal petto che strozza e rinchiude,
lasciandoci secchi.



Scritto da: 5555555555 alle ore 23:14 | link | commenti (2) | categoria: poesia, diario, quaderno
sabato, 09 agosto 2008
LXII

“…mi domandavo spesso se un giorno o l’altro
non sarei morto di fatica a forza di affrontare
continuamente la solitudine”

DOUGLAS COUPLAND

La vita in due è tutta un’altra cosa.
Me lo dicevo ieri notte parcheggiando la macchina nel cortile. Era l’una passata. Tirando su i finestrini mi guardavo intorno e osservavo la campagna. Prima dritto davanti a me, e poi a destra, dove c’era il vecchio mandarino a prendersi quasi tutta la visuale. Aprendo la portiera per scendere, ho pensato a quante volte ero tornato da solo a casa; cioè a quelle volte in cui ero tornato proprio da solo e mi accorgevo di non avere nessuno. Ma proprio nessuno.

Quando ti assale una depressione così improvvisa e immotivata, si sa, l’unica soluzione è andartene a dormire, senza troppa premura per te stesso o per le cose del mondo. Così ho chiuso gli occhi. E ho pensato a te.
Scritto da: 5555555555 alle ore 16:04 | link | commenti (8) | categoria: riflessioni, diario, frammenti, religione, esercizi di stile, prosa, autobiografismi
martedì, 27 maggio 2008
LIX

“Mi fa disperare il pensiero di te
e di me che non so darti di più”
Luigi Tenco

“Si versano nel mare tutti i fiumi
Senza riempire il mare”
Qohélet

Stamattina ho preso il treno dopo qualche tempo. La strada che faccio di solito per arrivare alla stazione sembrava cambiata, forse anche perché ormai è un’altra stagione e la gente ha cominciato a vestirsi diversamente. In fondo, cosa puoi aspettarti se per tre mesi non esci di casa? Che poi perché non sei uscito di casa? C’è una reale motivazione? O si tratta semplicemente della pigrizia più balorda e dozzinale? Bah, forse è che questo era l’ultimo anno che potevo farlo e che tra un po’ si comincia a fare sul serio: bisognerà chiudere qualche capitolo e non potrò di certo continuare a nascondermi dietro certe cose. Bisognerà chiudere il libro e riaprirlo, e ricominciare a scrivere, sperando sempre di avere una penna a portata di mano, cosa che non è affatto scontata. Chiudere il libro e riaprirlo.
Pensate voi a questo ragazzo, con gli occhiali da sole, i capelli poco curati, la barba di qualche giorno, una borsa a tracollo con un foglio su cui sono annotate delle commissioni da sbrigare, un cellulare che ogni tanto controlla per vedere se lei si è fatta viva, lo sguardo quasi assente. Ecco: voi ora lo vedete entrare in questo treno. Fa un caldo schifoso, pensate con lui che non dovete sudare perché altrimenti la maglietta gialla dell’adidas lo comunicherà subito al mondo; soffrite con lui perché il treno tarda a partire e se solo si muovesse ci sarebbe un po’ di quella rinfrescante corrente da viaggio.
Ora siete sudati. Guardate con lui al di là del finestrino l’alternarsi delle case: una dopo l’altra vanno via e voi pensate a quante gente vi si affanni all’interno. Vi guardate intorno, con lui, e scrutate le persone che entrano nel vagone: l’avete notato anche voi che è arrivata l’estate anzitempo? La gente ora ha abiti più leggeri: sotto i vestiti s’intuiscono le forme dei corpi. Tutto questo l’avete notato in trenta secondi, o almeno così vi assicura lui; ed ora, invece, lui vi chiede di aprire la sua borsa e prendere il quarto volume del Giuseppe di Thomas Mann. Sfogliate il libro e vi accorgerete delle sottolineature e di qualche commento a margine. Voi sapete anche che il romanzo gli è piaciuto molto e che si prova sempre una sorta di bonaria invidia, mista ad ammirazione, per un grande scrittore. Continuate a sfogliare e vi imbattete nelle note al testo. C’è una nota più generale che riferisce delle modalità di composizione dell’intero quarto volume, altre più specifiche dei capitoli del romanzo, e altre ancora relative alle conferenze e al carteggio con Kerényi in appendice. Date una scorsa veloce e vi accorgete di una parte ben evidenziata in una specie di riquadro monco delle linee orizzontali: leggete la nota 6 e cominciate a pensare con lui.
Nel 1929 Mann fece uscire un saggio su Freud nel quale ribadiva la sua convinzione che non certo quelli che da un po’ di tempo a quella parte si soleva chiamare istinti o pulsioni potevano avere il primato sullo spirito e sulla ragione. Voi cominciate a supporre con lui che si tratta di una fiera protesta di uno dei maggiori scrittori del novecento contro il movimento psicoanalitico che bramava – almeno a grandi linee – di ridurre tutte le manifestazioni di fenomeni psichici a lunghe catene causali di rimozione, quindi a lunghe catene di determinazioni inconscio-conscio. Vi sembra di percepire in lui l’idea che, per Mann, c’è sempre qualcosa prima di un tale fenomeno, e che tale qualcosa lo si chiami spirito o ragione. Questo però lo avete desunto quasi indirettamente e per comodità vi sembra opportuno non spingervi troppo oltre. Ma ora siete pervasi, con lui, da quell’inebriante sensazione di libertà che provate al solo pensare che nemmeno i sogni e la vostra infanzia possano determinarvi al punto da stabilire chi realmente siete. È qualcosa di simile ad una gioia ultraterrena quella che provate scoprendovi liberi, sempre padroni del vostro destino, e magari pervasi da quello spirito di cui leggevate. E vi piacerebbe riflettere ancora un po’ su quelle parole, vi piacerebbe spenderne qualcuna su qualche dettaglio del processo di rielaborazione mitica che nel romanzo si opera, ma è bene non affannarsi. Così come si tramanda da generazioni, ogni cosa ha il suo tempo. E ora è il tempo di lasciare un segno e chiudere quel libro.
Scritto da: 5555555555 alle ore 21:04 | link | commenti (4) | categoria: riflessioni, racconti, diario, frammenti, esercizi di stile, prosa
giovedì, 17 aprile 2008
LV

(21) Partire e non tornare più.
Scritto da: 5555555555 alle ore 01:30 | link | commenti | categoria: diario, appunti, frammenti, esercizi di stile, prosa
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"Era la mia integrità che mi importava. È così egoistico? è a buon mercato, però è tutto ciò che ci resta. È l'ultimo centimetro di noi che ci resta... ma in quel centimetro siamo liberi. Morirò qui. Ogni centimetro di me perirà... tranne uno. Un centimetro. È piccolo, è fragile ed è l'unica cosa al mondo che vale la pena d'avere. Non dobbiamo perderlo, o venderlo, o cederlo. Non dobbiamo permettere loro di portarcelo via" (Valerie)

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