"La grande notte disordinata e tiepida
che ci assale va ricevuta con un canto che tenga molto della sua essenza" (A.Mutis)
XXIX
§1.2 Secondo Heisenberg, Platone ci aveva visto giusto: prima l'idea e poi la materia.
§1.21 Si può dire che la fisica abbia speso gran parte del suo tempo a dividere la materia in parti sempre più piccole. Il fatto strano è che i problemi sono cominciati quando è andato esaurendosi l'ultimo passaggio di questa divisione. Se, difatti, si scontrano due particelle ad altissima energia, ci accorgiamo che le particelle prodotte dall'urto non sono più piccole delle particelle rotte. Vale che un urto tra due particelle produce quello stesso tipo di particelle (equivalenza di massa ed energia). E questo non è affatto il risultato di una divisione: una divisione necessita come risultato un quoziente più piccolo del dividendo. Invece di un lieto fine, invece del meritato riposo dopo un lungo cammino, ci si trova con un pugno di mosche. Nota Gembillo: «Qualcosa a cui non si può applicare il concetto di divisione non è nemmeno descrivibile in senso materiale» (Cfr. G.GEMBILLO, Werner Heisenberg. La filosofia di un fisico). Nel tentativo di scomporre la materia, la fisica finisce per metterne in questione il concetto. Alla luce di questo, che senso possiamo attribuire ad espressioni come “particelle elementari”? Che senso possiamo dare alla ricerca dei “mattoni fondamentali” della realtà?
§1.211 L'inversione è pronta (e per la verità era già in atto da tempo): la divisione è possibile solo a certe condizioni (massa a riposo della particella molto più grande dell'energia). In altri casi, tale parola va espunta dal vocabolario o, quantomeno, deve venir presa con le molle. Si può dire che uno dei compiti fondamentali della nuova fisica diventi la chiarificazione concettuale del proprio linguaggio.
§1.2111 Ma su che piano deve avvenire una tale chiarificazione? Si tratta semplicemente di un problema logico-formale, o esso deve essere codificato ad un livello più ampio e fondamentale?
XXVI
Preciso che la numerazione degli appunti segue un criterio simile alla numerazione delle proposizioni nel Tractatus di Wittgenstein. 1.1 è, per esempio, il commento a §1, §1.11 lo è a 1.1 ecc. Appare §1.2 quando l'appunto sembra prendere una piega leggermente (o completamente) differente rispetto a §1.1.
§1.1 Gilles Deleuze ritiene la dialettica platonica un'eugenetica del pensiero (cfr. Rovesciare il platonismo, 1967). Essa attua il suo progetto di miglioramento razziale attraverso una divisione che ha il suo culmine nell'esposizione mitica. La funzione di quest'ultima è quella di evidenziare un criterio di partecipazione all'Idea. In base a quest'emergenza, è possibile giudicare dell'adeguatezza di un pretendente , discernere le copie autentiche, quelle dotate di somiglianza, dalle cose perverse, i simulacri. Dunque, quando si dà l'emergenza, la divisione cessa raggiungendo il suo scopo: “l'autentificazione dell'Idea” (G.DELEUZE, Rovesciare il platonismo).
XXIV
In questi giorni, ho provato a familiarizzare con l'idea di dover scrivere una tesi di laurea specialistica, ma l'unica cosa che ho capito è che non ho ancora chiare le linee di sviluppo di un tale progetto; ho cominciato però a raccogliere degli appunti e delle note che vi proporrò, da oggi, con una certa frequenza. Spero ciò possa rappresentare, almeno per me, un utile esercizio di chiarificazione.
§1. La fisica, fino all'inizio del '900, forse con l'unica eccezione di Boltzmann, agisce su uno sfondo materialistico, più o meno ingenuo a seconda dei singoli casi: quello che si trova in teoria deve trovarsi, in qualche modo, anche nella realtà. La meccanica quantistica, invece, ancor più della teoria della relatività, pone in maniera radicale un problema a questo materialismo poiché, per via delle sue previsioni, vengono sconvolti dei veri e propri dogmi (per esempio il concetto di traiettoria), o comunque, dei concetti che sono alla base di quel materialismo e la cui critica deve per forza mettere in dubbio le assunzioni dello stesso. Alla luce di questa situazione, Heisenberg prova a cambiare prospettiva e a non considerare come punto di partenza, come primo dato fondamentale, la materia, ma la forma matematica determinante la materia (riferendosi qui esplicitamente a Platone), forma che deriva dalla domanda circa la possibilità di scomporre in parti sempre più piccole la materia stessa. Il che gli permette di risolvere, o quantomeno di aggirare, parecchi problemi di coerenza interna dei presupposti filosofici della fisica.
Ora restano due ordini di problemi: a) che cosa hanno inteso i fisici per materia? E' possibile ammettere che sia universalmente valida l'equazione materia=mera estensione? b) la metodologia scientifica può davvero essere così paragonabile ad una dialettica della divisione come è quella platonica? E come deve esprimersi un risultato di tale dialettica?